PICCOLO E GRANDE SCHERMO
Il termine “noir” comincia ad essere usato da alcuni critici francesi in ambito cinematografico per definire una fase del cinema poliziesco americano (tra l’inizio degli anni quaranta e la fine degli anni cinquanta). Sempre in Francia, nello stesso periodo, l’editore Gallimard inaugura la “Série Noir”, pubblicando i primi romanzi hard-boiled statunitensi.

“Il vitigno è autoctono degli Stati Uniti, ma la vinificazione è essenzialmente francese.”
(Pasquale Pede)


Il film che più di tutti ha rivoluzionato il genere poliziesco è “Il falcone maltese” (1941), tratto dall’omonimo romanzo di Dashiell Hammett. Definito in seguito come “il più grande detective film mai realizzato” (Ottoson) e “quello che più si avvicina al risultato ideale” (Chandler), ha raggiunto un notevole successo con pochissimi mezzi economici a disposizione, aspettando che il pubblico si abituasse e apprezzasse il nuovo gusto. Molte scene, infatti, sono in interni, pochi i personaggi, quasi nulle le comparse, il protagonista un attore ormai in declino (Bogart) e diretto da un regista esordiente (Huston).

Il problema principale del film non è più quello di scoprire chi ha commesso il delitto. L’unica cosa che importa è l’enigma della psicologia dei personaggi. La sceneggiatura è fedele non solo al romanzo ma anche allo spirito di Hammett, così come gli abbondanti dialoghi esaltati dal montaggio incisivo. Il cast è strepitoso, Bogart si cuce addosso il personaggio e diventa il mito del nuovo protagonista hard-boiled. Pur accusato di intellettualismo (personaggi assurdi inseguono assurdamente un oggetto assurdo) è una pietra miliare del nuovo filone poliziesco.

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