PROBLEMI DI DEFINIZIONE
“Il noir, per sua costituzione, non è un genere nel senso classico del termine, è qualcosa di diverso, forse
qualcosa di più e in ciò consiste la sua forza e la sua vitalità.”
(Pasquale Pede)

“Il noir non è un genere. È un colore, uno stato d'animo, una sensazione. Il noir più che indicare un
genere specifico designa un tono generale, una serie di motivi, un insieme di sottogeneri.”
(Giorgio Gosetti)

“Il noir, come il mercurio, si moltiplica di fronte ad ogni tentativo di afferrarne definitivamente l’essenza.”
(Leonardo Gandini)


Con il termine “noir” si definisce una tendenza che attraversa generi diversi e non si fonda su un manifesto o un programma definiti. Nel romanzo giallo o poliziesco classico le forze del bene e della ragione, incarnate dall’investigatore, alla fine trionfano sempre sul male scoprendo l’autore del crimine e assicurandolo alla giustizia. Il giallo, dunque, ha le sue regole: obbedisce al canone che lo vuole come una narrazione tesa a ricostruire, attraverso l’uso della ragione e della razionalità, imeccanismi del delitto. Richiede l’inseguimento del colpevole, appunto la detection. Necessita di eroi ed antieroi con ruoli ben definiti. Alla fine una sorta di positivismo riporta ordine nel caos. La
realtà deframmentata si ricompone in un’armonia di verità e giustizia. Il giallo, perciò, è un dramma postumo, fittizio. La tensione narrativa non è affidata ai fatti ma al procedimento intellettuale dell’investigatore che giunge a decifrare il mistero.
Nel noir, invece, la narrazione sembra più rivolta a sviscerare il perché del crimine o del reato, il contesto in cui è maturato, le cause sociali o psicologiche che lo hanno generato.

Il noir richiama tutto quanto c’è di torbido e di oscuro nell’animo umano che spinge a compiere azioni criminali. Lo stesso investigatore diventa parte integrante della trama non come giustiziere che incarna verità, giustizia, infallibilità, ma come persona suscettibile di errore, esposta ai sentimenti e alle emozioni, da questi travolgibile, partecipe diretto degli eventi.


Tzvetan Todorov nel suo “Poetica della prosa” (1971) sostiene che “il genere nero sovverte la struttura del giallo enigma a due storie.” Crimine e inchiesta arrivano a fondersi e il mistero assume una funzione subordinata, non più centrale. Nel noir, infatti, i confini tra il bene e il male possono mescolarsi o apparire appannati, ambigui e confusi. Questo genere rifiuta una costruzione che si autoassegni i limiti di una struttura vincolante e non presuppone nessun lieto fine.
L’attenzione per il futuro si sostituisce a quella per il passato e non si cerca obbligatoriamente di rassicurare il lettore con l’individuazione del colpevole. Lo si porta per mano, invece, nell’universo orrorifico, disturbante e angoscioso di un reale che è nella società, malgrado si tenda ad esorcizzarlo. Ha un genoma familiare imparentato col giallo, contiguo, a prima vista identico, ma profondamente diverso.


“Nel giallo tradizionale il delitto è un evento eccezionale che altera provvisoriamente l’ordine sociale costituito. Il noir, invece, si pone narrativa della disillusione, dall’innocenza perduta, della salvezza impossibile.”
(Pasquale Pede)


Dunque, se volessimo applicare un facile sociologismo potremmo dire che il giallo tende ad un effetto sociale positivo (la rassicurazione del lettore sul funzionamento delle regole dell’ordine); il nero invece si colloca in una dimensione di negazione politica del valore “collettività” e rifiuta la proposizione di una qualche soluzione del conflitto tra soggetto e società, che viene messo in scena nella forma più estrema, quella appunto dell’atto gratuito.

Il male non risiede in un altrove, ma si annida nel lato oscuro dell’apparente normalità, si sforza continuamente di trovare un posto nella storia degli individui, come in quella della società. Per ragioni oscure gli è preclusa la possibilità di agire in prima persona; è costretto, allora, a trovare degli strumenti per tentare di imporre le sue oscure trame. Il male è scaltro, sa meglio di chiunque altro agire per interposta persona e gli esseri umani, la loro meschinità, l’odio, l’invidia, la sete di ricchezza e la brama di potere, sono spesso gli strumenti che predilige.

“L’inferno sono gli altri” scriveva con una famosa definizione Sartre in “Porta chiusa”.
“L’inferno siamo noi stessi” proclamava Eliot in “Cocktail Party”. Simbolicamente, le due definizioni potrebbero essere assunte come indicatori della distanza prospettica che esiste fra giallo e noir.